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13 aprile 2006
in sottofondo vecchi mp3....................
 Pensatela come vi pare ma dopo di loro non c'è più trippa per gatti
| inviato da il 13/4/2006 alle 23:42 | |
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11 aprile 2006
preso da qui:
Nel 1974 Gianni Rodari scriveva un filastrocca dal titolo "Il dittatore" che recita cosi':
Un punto piccoletto, superbioso e iracondo, " Dopo di me - gridava - verrà la fine del mondo! "
Le parole protestarono: " Ma che grilli ha pel capo? Si crede un Punto-e basta, e non è che un Punto-e-a-capo".
Tutto solo a mezza pagina lo piantarono in asso, e il mondo continuò una riga più in basso.
| inviato da il 11/4/2006 alle 22:31 | |
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5 aprile 2006
magico silvio
 volentieri segnalo link
pensiero della sera: dato che il poco tempo a mia disposizione per la navigazione lo uso praticamente tutto per curiosare nell'infinità dei blog che mi si incollano al mouse, quando curerò decentemente questo spazio?
| inviato da il 5/4/2006 alle 22:28 | |
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3 aprile 2006
invidia? si si

Dal Financial Times, liberamente traduco: originale
La rete a banda larga è invidia dell'ovest Da Geoff Nairn Pubblicato: Marzo 28 2006 16:30|Ultimo aggiornato: Marzo 28 2006 16:30 La Macedonia colpisce i titoli solitamente soltanto quando scoppiano le tensioni etniche . Ma questa piccola nazione senza litorale ora desidera proiettare un'immagine più positiva come il primo paese "senza fili" del mondo.
In quattro anni, la Macedonia è passata dall’essere conosciuta come uno dei paesi più poveri in Europa ad essere uno dei più avanzati tecnologicamente.
Grazie al sussidio dei governi stranieri e degli sponsor pubblicitari, la Macedonia ora ha un laboratorio di computer in ciascuna delle sue 430 scuole e una rete a banda larga nazionale che molti paesi occidentali più ricchi invidieranno.
Le scuole rurali che precedentemente neppure avevano un telefono oggi sono collegate al mondo esterno via radio a banda larga.
La Macedonia sostiene essere il primo paese delle sue dimensioni ad avere una rete senza fili a banda larga che copre il 95 per cento della propria popolazione. La rete, basata su tecnologia Motorola, usa gli hot-points WiFi per portare l'accesso ad Internet ad alta velocità alle scuole ed ai villaggi, mentre la tecnologia della maglia è usata per ricoprire le aree urbane.
Lo slancio per questo progetto è venuto da Boris Trajkovski, ex presidente della Macedonia, che è morto nel 2003. Era fortemente convinto della necessità per i bambini macedoni di imparare le abilità delle tecnologie moderne.
Nel 2002, durante una visita ufficiale in Cina, ha assicurato una concessione per dotare le scuole del paese di computers made in China. Microsoft successivamente ha donato più di 6.000 licenze di software.
Quello in sè era un grande salto in avanti. Ma il sig. Trajkovski si è reso conto che senza l’accesso a Internet, i bambini rimarrebbero in una situazione di svantaggio. Si è avvicinato all'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAid) che sta costituendo un fondo per i progetti in Macedonia per una decade.
USAid ha contattato l’accademia per lo sviluppo economico (AED), un'organizzazione senza scopo di lucro degli Stati Uniti, per portare l'accesso a Internet alle scuole della Macedonia. Ma il progetto ha affrontato un grande ostacolo, vale a dire il costo proibitivo di accesso a Internet in Macedonia - più di €150 al mese per un lento collegamento telefonico.
Secondo Glenn Strachan, che ha diretto il progetto Macedonia Connects per AED, la colpa è da addossare all'azienda di telecomunicazioni della Macedonia, Maktel, che ha avuto il monopolio sull'infrastruttura metallica ed ha praticato prezzi elevati.
Il monopolio di Maktel si è concluso il 31 dicembre 2004 ed AED ha richiesto rapidamente le offerte per fornire un servizio meno costoso di Internet ad alta velocità non solo per le scuole - che sono sovvenzionate da AED – ma anche per la clientela non scolastica che paga.
"abbiamo realizzato che avremmo avuto bisogno di un modello sostenibile che aiutasse gli ISPs ad avere più clienti commerciali," dice il sig. Strachan.
Un ISP locale, On.Net, ha vinto il contratto con una proposta per escludere l'infrastruttura di Maktel e per coprire il paese usando la banda larga senza fili. Nel mese di agosto del 2005, On.Net ha completato la base senza fili e un mese dopo aveva collegato tutte le scuole.
Il progetto non è stato senza problemi. la donazione della Cina copriva soltanto l’hardware così i pc avevano installato in origine solo software open source. Un anno dopo, la donazione di Microsoft è arrivata e gli insegnanti hanno dovuto impiegare tempo per installare ed imparare ad usare il software di Microsoft.
In modo più preoccupante, l'installazione dell’hardware in una dozzina di scuole era in ritardo a causa delle attività dell'esercito di liberazione del Kosovo (KLA). La guerra nella provincia Serba del Kosovo si è conclusa ufficialmente nel 1999, ma ex-insurrezionalisti del KLA operano ancora sporadicamente nella Macedonia nordoccidentale.
Il sig. Strachan sa che la tecnologia moderna da solo non basta per guarire le ferite profonde in Macedonia e negli altri stati balcanici strappati alla guerra. Ma crede che il portare l'accesso ad Internet alle scuole della nazione migliorerà la formazione e, a più lungo termine, contribuirà a modernizzare l'economia.
Oggi, 300.000 bambini ed allievi traggono beneficio dall’accesso libero ad Internet e USAid ha recentemente concordato di espandere il progetto per portare 50 comuni in linea nelle zone rurali distanti.
| inviato da il 3/4/2006 alle 23:43 | |
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3 aprile 2006
Si poteva evitare? io ......
vedi articolo
uno con quei precedenti doveva forse essere legato ad una sedia elettrica? doveva forse essere impiccato? doveva starsene in una cella per tutta la vita? no, no e no. Poteva dover stare nel suo paesello dove tutti lo conoscevano e l'avrebbero sempre evitato, ed aspettare l'esito del processo? si, questo si. E di tutti quelli come lui, o tutte quelle persone con problemi psichiatrici che girano libere per le strade ed ogni tanto ammazzano l'ex moglie o ex fidanzata, o semplicemente il primo che passa, vogliamo parlarne? No, aspettiamo impotenti la prossima tragedia, così avremo altro di che parlare anzichè dei soliti.
| inviato da il 3/4/2006 alle 22:12 | |
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31 marzo 2006
Da PI del 31/03
Elezioni e Digitale/ Le interviste di PI In vista delle prossime politiche, come preannunciato, brevi conversazioni con esponenti dei due schieramenti sulle questioni calde della rivoluzione digitale. Si comincia con rappresentanti della Rosa nel Pugno (Unione)
Roma - Appare oggi la prima di una serie di interviste che da qui alla prossima settimana, in vista delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile, verranno presentate su Punto Informatico per dare uno sguardo alle posizioni dei partiti di entrambi gli schieramenti su alcuni dei temi caldi dell'oggi tecnologico e dello sviluppo di Internet. Aderendo alle molte richieste dei lettori, Punto Informatico pone altresì questo spazio a disposizione di qualunque candidato ritenga di voler intervenire sui temi più significativi della rivoluzione digitale. La prima intervista della serie è con l'Unione, lo schieramento di centro-sinistra guidato da Romano Prodi, e in particolare con Marco Cappato, membro della segreteria nazionale della Rosa nel Pugno. Punto Informatico: Avete dichiarato che nel programma della Rosa nel Pugno c'è l'abolizione della Legge Urbani... Marco Cappato: Non c'è solo l'abolizione della Urbani, ma anche un no secco alla brevettabilità del software, l'abolizione della SIAE e la riduzione a 20 anni dei tempi dei diritti d'autore. Personalmente mi sono autodenunciato per violazione pubblica della legge Urbani e ho denunciato lo stesso Ministero per non essere stato in grado di rispettare la sua legge nemmeno sul suo sito. PI: Sì, però non tutta l'Unione sembra concorde... MC: Emma Bonino ha presentato un emendamento al tavolo dell'Unione affinché l'abolizione della legge Urbani entrasse nel programma dell'Unione. La proposta non è passata, ma torneremo alla carica nel prossimo Parlamento. PI: Sulle cose della rete molti hanno vissuto questi anni come una sorta di accerchiamento delle promesse di Internet... Da dove ripartire? MC: Contro la brevettabilità del software bisogna rilanciare la mobilitazione a livello europeo. Un'altra legge da cambiare è quella sulla data retention, perché in questi anni l'emergenza sicurezza è stata utilizzata per indebolire il diritto alla privacy dei cittadini. Credo infine che lo Stato dovrebbe intervenire per evitare che il Digital Rights Management si imponga come uno standard tecnologico obbligatorio, che svuota il diritto alla proprietà privata non solo sui "programmi" o sulle apparecchiature multimediali, ma su tutti quei prodotti, sempre più numerosi, dall'auto agli elettrodomestici, che incorporano circuiti e codici. PI: Alcuni rapporti internazionali, come quello del WEF, assegnano all'Italia una scarsa capacità di sfruttare le opportunità della rivoluzione tecnologica. Come intendete muovervi per cambiare rotta? MC: Bisogna smettere di prolungare artificialmente l'agonia di settori decotti e iperprotetti, e riconvertire gli investimenti pubblici e privati verso i settori dove la tecnologia e la "conoscenza" sono il valore aggiunto decisivo. PI: Cosa intende? MC: Le risorse del welfare sono dilapidate in sussidi a pioggia alle imprese e in meccanismi assistenzialistici, come la cassa integrazione straordinaria, che sono un vero e proprio incentivo al lavoro nero e alla socializzazione delle perdite aziendali. È necessario convertire le risorse nella riqualificazione professionale, nella ricerca scientifica e nelle infrastrutture. PI: Se ne parla molto ma l'impressione è che la classe politica italiana ne sappia poco: la disponibilità di banda larga in Italia è solo parziale, in molti soffrono ancora di una diseguaglianza che si delinea come vero e proprio digital divide all'interno del paese. Come affrontare questo problema? MC: La prima cosa è far funzionare il mercato, abbattere i cartelli oligopolistici della telefonia, ma anche i monopoli costruiti attraverso barriere commerciali e soprattutto tecnologiche. La diffusione di internet a livelli di massa è legata alla convergenza multimediale, in particolare attraverso Tv - digitale terrestre, satellite, cavo e internet - e telefoni. Un processo così importante non può essere affidato alla gentile concessione di attori che, per far fruttare il più a lungo le proprie posizioni dominanti, fanno di tutto per ritardare la possibilità del cittadino di accedere ai contenuti scegliendo liberamente tra le diverse piattaforme tecnologiche. Altro punto è quello dello sviluppo di WiFi e WiMax - evitando che mistificazioni della sicurezza antiterrorismo limitino e ritardino la diffusione, in particolare di progetti "aperti" come Fon - e promuovendo reti civiche WiFi gratuite, come negli Stati uniti sta accadendo da parte di alcune città. PI: La Legge sull'accessibilità, con tutti i suoi limiti, è senza dubbio un primo passo verso un approccio di vera inclusione delle persone con disabilità nella rivoluzione. Si sta facendo abbastanza? Cosa si può mettere in campo? MC: La priorità è quella di abbattere le barriere, a partire dalle più odiose, cioè quelle contro le persone malate e disabili. Non è tollerabile che apparecchiature come quelle che consentivano a Luca Coscioni di "parlare con gli occhi", non siano messe a disposizione gratuitamente - e a un costo relativamente irrisorio, se confrontato con la spesa sanitaria complessiva - di persone che oggi vivono in condizioni letteralmente di "sepolti vivi". Un'altra barriere da abbattere è quella che impedisce ai non-vedenti di accedere alla versione digitale dei libri. Lo Stato dovrebbe anche farsi carico di rendere accessibile tutto il materiale pubblico o finanziato con soldi pubblici - inclusi gli archivi istituzionali e della RAI - che deve essere liberamente divulgabile, anche con licenze Creative Commons o similari, e di diffondere i lavori istituzionali anche in modalità peer-to-peer. PI: Avete parlato più volte di open source nella Pubblica Amministrazione: è una questione molto sentita nel mondo del software italiano. Come pensate di muovervi per spingere il paese in questa direzione? MC: Per incentivarlo basterebbe far rispettare logiche di mercato, evitando sprechi e duplicazione di spese. La PA avrebbe incentivi formidabili a possedere il codice dei programmi su cui lavora, per poterli riutilizzare ad ogni livello amministrativo, anche valorizzando le proprie competenze informatiche interne. Questo significa che la PA deve avere diritto di modificare e ridistribuire il codice. Il software cosiddetto "a sorgente disponibile", proposto da alcuni produttori, non è una soluzione adeguata, perché non permette la libera modifica e distribuzione. È necessario promuovere l'uso del vero open source, non solo nell'acquisizione di soluzioni pacchettizzate, ma soprattutto nello sviluppo di customizzazioni e di programmi ad hoc per la PA. La Direttiva Stanca del 2003 non è abbastanza chiara al proposito. Occorre anche garantire che i meccanismi di appalto di servizi informatici nella PA siano imparziali rispetto ai fornitori di software e non perpetuino rendite monopolistiche. Tanti programmatori e fornitori di servizi italiani sono oggi in grado di competere con i più noti colossi dell'informatica, proprio grazie al software open source. PI: Cos'è oggi Internet per un movimento politico? MC: Credo che sia importante per un movimento politico non occuparsi solo di leggi, ma anche di aprirsi alla rete. Nel 2000 abbiamo incontrato Luca Coscioni proprio perché si candidò alle prime elezioni online degli organi dirigenti di un movimento politico in Europa. Oggi, sia il sito della Rosa nel Pugno, che quello della campagna referendaria e dell'associazione Luca Coscioni, girano su piattaforma open source civicspace, sviluppata dai programmatori della campagna di Howard Dean, e ospitano strumenti di partecipazione libera, tra cui un wiki su cui approfondire il programma sulle libertà digitali e il progetto radical media peer per mettere a disposizione gli archivi di radio radicale. La Rosa nel Pugno è anche attenta al ruolo che le tecnologie digitali possono giocare nello sviluppo politico ed economico dei paesi poveri. Grazie al Partito Radicale Transnazionale seguiremo da vicino i lavori del forum creato a Tunisi sul management della rete, che si riunirà a maggio ad Atene. Internet rappresenta un potente mezzo di comunicazione, ma anche di promozione dei diritti umani e quindi di libertà e democrazia. a cura di Tommaso Lombardi
| inviato da il 31/3/2006 alle 21:42 | |
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30 marzo 2006

Da "Panorama"
Dal primo gennaio del prossimo anno, gli utenti tedeschi che scaricano da Internet contenuti multimediali tutelati da copyright potrebbero finire in carcere. A livello europeo si tratta del provvedimento più severo nella lotta alla pirateria Scarichi un film o una canzone da Internet e corri il rischio di finire in galera per due anni. Accadrà in Germania, dove, a partire dal primo gennaio del 2007, diverrà esecutiva una delle leggi contro la pirateria più restrittive dell'intera Europa. Ma non è tutto, lo stesso provvedimento prevede che se, oltre al download, c'è anche il fine di lucro, cioè la commercializzazione dei file scaricati sul proprio Pc, la pena vada ulteriormente a indurirsi, arrivando a contemplare altri cinque anni di reclusione. La decisione tedesca arriva in un momento in cui il numero degli utenti del Paese che si connettono alla Rete ha raggiunto il suo culmine, ripercuotendosi anche nella quantità di opere protette da copyright che circolano liberamente sul Net. A questo dato si aggiunge la pressione sempre più intensa delle major discografiche e del cinema, preoccupate più a quantificare le perdite degli introiti che a lavorare per l'individuazione di un modello di business che stia al passo con il cambiamento dei tempi di quest'era tecnologica. Pur rientrando nella stessa ondata repressiva che sta investendo in maniera massiccia un po' tutta l'Europa, la legge tedesca sta per certi versi agli antipodi di un'altra legge sul controllo dei contenuti online che nei giorni scorsi è stata votata in Francia. La differenza tra i due approcci è che i legislatori transalpini hanno privilegiato l'attribuzione di severe pene pecuniarie evitando però sanzioni penali e carcere per i navigatori "pescati" a scaricare musica e film.
| inviato da il 30/3/2006 alle 23:10 | |
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30 marzo 2006
Lavavetri
| inviato da il 30/3/2006 alle 21:22 | |
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29 marzo 2006
di che parleremo dopo le elezioni?
Muahuhahuahuahuahuahuahua

andate a dare un'occhiata :-) qualcuna non l'avevo mai vista.
| inviato da il 29/3/2006 alle 20:54 | |
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28 marzo 2006
per chi ci crede segnalo:

| inviato da il 28/3/2006 alle 22:50 | |
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